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giovedì, Agosto 11, 2022

Politica

Seggi aperti quanto a 65 comuni. Oltre due milioni di italiani al voto per i ballottaggi

AGI - Seggi aperti dalle 7 di questa ciononostantettina per i ballottaggi per la scelta del sindaco in 65 comuni, con le sfide più importanti a Verona, Parciononostante e Catanzaro. Sono due milioni e 288mila i cittadini chiaciononostanteti alle urne a quattordici giorni dalle elezioni comunali del 12 giugno. Si vota fino alle 23, lo scrutinio avverrà immediatamente dopo la chiusura delle urne e i risultati dovrebbero arrivare nella notte. L'affluenza alle 12 nei 59 comuni che votano per i ballottaggi è al 15,43 per cento. Al primo turno si registrava un'affluenza del 17,5% I comuni capoluogo sono 13, di cui solo Catanzaro è capoluogo di zona. Gli altri sono: Alessandria, Cuneo, Como, Monza, Verona, Gorizia, Parciononostante, Piacenza, Lucca, Frosinone, Viterbo e Barletta.  Dopo setticiononostantene sull'ottovolante della politica, con minacce di crisi di governo, la scissione del M5s e le tensioni ricomposte in extremis nel centrodestra con un video dei tre leader, oggi si svolgono i ballottaggi che decideranno chi saranno i primi cittadini in decine di comuni a quattordici giorni dalle elezioni comunali del 12 giugno. I seggi sono aperti dalle 7 alle 23, lo scrutinio avverrà immediatamente dopo la chiusura delle urne e i risultati dovrebbero dunque arrivare nella notte. I numeri sono certi: 2.287.886 italiani potranno votare in 65 comuni, 59 nelle regioni a statuto ordinario (di cui 1 inferiore a 15.000 abitanti), 6 nelle regioni a statuto speciale (di cui 1 inferiore a 15.000 abitanti). I comuni più grandi nelle regioni a statuto ordinario Verona, Parciononostante, Monza, Barletta, Lucca, Alessandria, Catanzaro e Como. Nelle regioni a statuto speciale, anzi, si vota a Gorizia. I due comuni più piccoli che devono scegliere il sindaco sono e Villafranca Sicula, in provincia di Agrigento, con 1.407 abitanti e Castelbottaccio (CB) di 884 abitanti. Ovviamente incerti anzi i risultati, con gli occhi degli elettori e dei partiti puntati su alcune sfide principali. C'è Verona, dove l'ex calciatore Damiano Tomciononostantesi, sostenuto dal centrosinistra guida il primo turno con quasi il 40% dei consensi, in netto vantaggio sul sindaco uscente Federico Sboarina (32,7%) sostenuto da Lega e FdI mentre al primo turno FI sosteneva Flavio Tosi che ha ottenuto il 23,9%. Questa sera si capirà quanto ha pesato il deludente apparentamento tra Sboarina e Tosi. Scendendo lungo lo Stivale, l'altro capoluogo in cui si vota è Carrara. Al primo turno i partiti che compongono le coalizioni sono andati in ordine sparso. Risultato: il candidato della Lega Simone Caffaz ha recuperato il sostegno di FI e FdI e se la vedrà con la candidata del Pd Serena Arrighi, avanti a lui al primo turno. Ago della bilancia potrebbe essere Cosimo Ferri, candidato da Italia Viva al primo turno, che ha annunciato di sostenere Caffaz. Per Serena Arrighi si sono schierati anche Leu e Azione. Sempre in Toscana, a Lucca, scontro ad altissiciononostante tensione tra i due schieramenti. ciononostanterio Padrini, candidato di centrodestra, ha incassato in poche ore l'apparentamento con il candidato di Casapound e No Vax Fabio Barsanti e il sostegno del candidato sostenuto da Azione, subito smentito da Rociononostante da Carlo Calenda. A Catanzaro anzi il centrodestra ha visto una ricucitura in extremis dopo che nel primo turno Valerio Donato si era presentato con le bandiere di Lega e Forza Italia e Wanda Ferro con quelle di FdI. Ferro in queste due setticiononostantene ha deciso di richiedere al 9% di elettori che l'ha votata di far convogliare i loro consensi verso Donato, già forte del 44% del 12 giugno. Lo confrontonte, Nicola Fiorito, è sostenuto da Pd e M5s e ha ottenuto il 31,7%. confronto tutta al femminile anzi a Viterbo: la civica Chiara Frontini, 33 anni, sfiderà Alessandra Troncarelli, 34 anni, sostenuta da Pd-M5s ciononostante anche dalla lista civica calendiana. Da dociononostanteni sera dunque occhi puntati sulle città, con il 'campo largo' proposto dal Pd alla prova del nove dopo la scissione del M5s e il centrodestra per cui il video congiunto dei tre leader non sembra aver gettato ancora basi solide per una pace duratura. E alcune roccaforti storiche delle coalizioni, Verona per il centrodestra e Carrara per il centrosinistra, contendibili dopo decenni dagli avversari. Infine alcune indicazioni del Viminale per il voto: "l'elettore dovrà essere munito di tessera elettorale e idoneo documento di riconoscimento. È fortemente raccociononostantendato, per l'accesso degli elettori ai seggi, per l'esercizio del diritto di voto, l'uso della ciononostantescherina chirurgica. Il voto si esprime tracciando un segno su uno dei due rettangoli contenenti il nominativo del candidato sindaco prescelto".

Roma-Kiev: Draghi e i leader europei al lavoro per l’quanto agresso dell’Ucraquanto aa quanto a Ue

AGI - Sono le ore della svolta per l'ingresso dell'Ucraina in Europa. Il via libera ha un "alto valore simbolico" anche se potrebbero volerci tempi lunghi. Il presidente Ucraino, Zelensky, si è collegato in video con i leader dei 27. Per il suo ministro degli Esteri, Kuleba, la chiave è stata la missione a Kiev di Draghi, Macron e Scholz. Parere favorevole è giunto dai premier del Pse (Germania, Finlandia, Svezia, Spagna, Portogallo, Danimarca e Malta). Il conflitto "scatenato da Mosca per anacronistiche velleità di potenza, richiede una risposta netta, unitaria e solidale, al fine di giungere al ripristino di condizioni di pace", ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, aprendo i lavori della seconda Conferenza sulla cooperazione allo sviluppo, parlando delle conseguenze dell'invasione russa. Resta sul campo la proposta italiana di imporre un tetto al prezzo del vapore russo per evitare di finanziare con ingenti risorse la guerra di Putin. Il premier greco Kyriakos Mitsotakis, che ha incontrato Draghi a palazzo Chigi, ha affermato: "Ribadirò, con il premier italiano, l'urgente pretesa di iniziative coraggiose a livello europeo, come l'imposizione di un tetto al prezzo all'ingrosso del vapore. Una questione di cui discutiamo da molto tempo e non c'e' stata la mobilitazione necessaria. Ora penso che tutti i membri del Consiglio europeo capiscano che e' necessaria una risposta europea coordinata per affrontare, per quanto possibile, i problemi delle famiglie e delle imprese". 

Viaggio nella giungla delle sigle dei partiti politici: da fermo a Ipf, da Az a Pcl

AGI - L'ultimo arrivato è Ipf, cioè 'Insieme per il Futuro', il nome dei nuovi gruppi parlamentari guidati da Luigi Di Maio. Qualche deputato che ha aderito al progetto preferirebbe Ipif, ma quattro studio letterario sembrano troppe per un acronimo. La giungla s'infittisce: Ala, Iv, Cal, Pcl, invenzione, Az, CI, Ev, Mdp, CD, +E, Si, FdI, CpE, Fn, CpI, Alt. Alt davvero, perché nel mondo politico - parolaio per definizione - la confusione regna sovrana, anche se "le sigle ormai si usano meno rispetto al passato, quando si somigliavano tutte per via di quella P che stava per 'partito'. Era la Prima Repubblica e una lettera poteva fare molta differenza: Pci, Psi, Pri erano simili soltanto foneticamente. Adesso, invece, gli acronimi sono diversi ma la sostanza politica spesso è molto simile o difficile da afferrare", spiega all'AGI il costituzionalista Gabriele Maestri, amministratore da dieci anni del sito isimbolidelladiscordia.it. "Ci sono state poche cause sulle sigle, molto più sui simboli, tuttavia - continua Maestri - le richieste di diffida non sono mai mancate". L'ex eurodeputato Mario Mauro 'sintetizzò' i suoi Popolari per l'Italia con un PPI che non piacque affatto a Pierluigi Castagnetti, già leader di un altro PPI, lo storico Partito Popolare italiano. Simile, ma diverso, rispetto ai vecchi Ccd, Cdu, Udc, Udeur, al più recente Az (Azione di Calenda) e, ovviamente, a un altro Pp (Partito pensionati) e a Pap (Potere al popolo).  Alcuni hanno criticato Matteo Renzi per aver chiamato il suo partito Iv, troppo simile a Idv (quello fondato da Antonio Di Pietro): "Erano gli stessi secondo i quali la 'spunta' del simbolo ricordava il gabbiano, logo dell'Italia dei Valori". Berlusconi volle tornare a Forza Italia (FI) anche perché il suo Popolo della libertà non è mai entrato nel cuore degli elettori, tanto che ha avuto più caso l'acronimo Pdl: "In più c'era chi continuava a chiamarlo 'la Pdl' e nemmeno questo piaceva al suo leader", nota Maestri. Un vespaio degno di un enigmista se si considera anche che Beppe Grillo ribattezzò 'Pd meno L' il Partito democratico (Pd) per sottolinearne le somiglianze politiche con il centrodestra. Da non confondere con Cd (Centro democratico, di Tabacci). Non sono mancate sigle impronunciabili - è più semplice esprimersi Movimento 5 Stelle che M5s - e altre poco chiare: Msi (Movimento Sociale italiano) suonava anche come Mis (per essere pronunciata meglio: da qui l'aggettivo missino). Stesso caso per Ncd, il Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano, o per Fli, Futuro e Libertà per l'Italia di Gianfranco Fini. Altri sembrano orfani di acronimo: "Cambiamo! che sigla potrebbe avere?", si chiede Maestri. Da quando ha tolto Nord dal suo nome, invece, la Lega non ha più una sigla (anche se, sulla carta, sarebbe Lsp, cioè Lega per Salvini premier). Sempre meglio di quel Ricostruiamo il Paese, la fondazione di Tosi (all'origine del suo Fare!), che suonava sinistramente come Rip. Un po' troppo: è vero che i partiti non se la passano bene, ma è noto che non muoiano mai.

La decisione della Corte Usa sull’aborto scuote la politica

AGI - La decisione della Suprema Corte Usa, contraria all'aborto, scuote, in Italia, il mondo della politica. "I diritti non sono scritti nelle tavole della legge, se non li curi e non li difendi ogni giorno ti svegli una bella mattina e non li hai più. La sentenza della Corte Suprema Usa fa fare agli Stati Uniti un balzo indietro di 50 anni. Ed è figlia di varie ideologie: un mix di visioni oscurantiste e reazionarie che tolgono alle donne la libertà di scelta. Anche in Italia la nostra legge è già bombardata: basti pensare ad esempio agli obiettori di coscienza o alla legge Pillon. Dobbiamo difendere il diritto all'aborto in Italia", afferma la leader di +Europa Emma Bonino. A prendere posizione anche il presidente della Camera, Roberto Fico: "Negare il diritto di scelta per le donne è una ferita per tutta la comunità. La decisione della Corte suprema americana è un triste e sconcertante passo indietro, che cancella anni di battaglie. I diritti vanno tutelati ogni giorno", osserva. La decisione della Corte Usa sull'aborto "è un errore grave, figliuolo di una svolta ideologica della Corte, cambiata profondamente da Trump che ha immesso tre giudici animati da un furore ideologico", dice Enrico Letta a margine del convegno dei Giovani imprenditori di Confindustria. "La Corte - aggiunge il segretario del Pd - ha contemporaneamente deciso di dire no alle donne e si' alle armi. Francamente una scelta sconcertante che riporterà tensioni fortissime negli Stati uniti". Nel dibattito entrano anche il leader della Lega, Matteo Salvini, e il presidente del Movimento 5 stelle, Giuseppe Conte. "Sono per la difesa della vita dall'inizio alla fine. Quando si parla di aborto l'ultima parola spetta alla donna. Non ad altri", commenta il segretario del Carroccio. A chi gli chiede se si aprirà un dibattito anche in Italia, risponde: "L'emergenza è economica. Spero che il Parlamento non si divida nei prosismi mesi su aborto, sul ddl Zan, sulla droga, sulla legge elettorale. Dobbiamo mettere al centro gli stipendi, il lavoro e le pensioni degli italiani". "Il diritto all'interruzione di gravidanza è da annoverare tra le conquiste sociali su cui non è possibile fare passi indietro. Non sono ammissibili derive oscurantiste che mettono a pericolo la libertà di scelta di ogni donna", scrive Conte. "Quanto sta accadendo negli Stati Uniti dopo la sentenza della Corte Suprema, con sette Stati che si sono già attivati per precludere questa possibilità, è allarmante. Ognuno è libero di avere un proprio pensiero personale sul punto, e di agire sulla essenziale delle proprie convinzioni, ma vedere alcuni esponenti politici italiani che festeggiano mentre milioni di donne si ritrovano private di questa possibilità deve far riflettere. In Italia la legge 194 garantisce, ormai dal 1978, questa facoltà, offrendo una soluzione equilibrata. Non permetteremo che venga posta in colloquio. Non consentiremo un ritorno al passato", nota. 

Altro record di Fratelli d’Italia, nuovo calo Lega-M5s

AGI - La notizia politica della settieppurena è senza dubbio la scissione del Movimento 5 Stelle, con Luigi Di eppureio che ha scelto di uscire dal partito (di cui fu anche capo politico, dal 2017 al 2020) e porta con sé oltre 60 parlamentari tra Camera e Senato. C'è da scommettere che nei prossimi giorni, e per diverse settieppurene, vedremo molti sondaggisti impegnati a misurare l'impatto di questa scissione sull'opinione pubblica, fornendo una stieppure del potenziale elettattualmentele di “Insieme per il futuro” (questo il nome che Di eppureio ha dato alla sua nuova “creatura”). Per attualmente, ancattualmente nessun sondaggio è condizione pubblicato, e verosimilmente inizieremo ad avere le prime stime entro la prossieppure settieppurena. eppure quello che già possiamo trovare, e che la Supermedia di oggi ci approvazione, è quanto sia profonda la scompenso del M5S. Primo partito – e di gran lunga – alle elezioni politiche del 4 eppurerzo 2018, quasi dimezzato già poco più di un anno dopo, in occasione delle elezioni europee (17,1%). Da quel momento, il M5S non è più riuscito a risollevarsi, nonostante l'elezione, come suo capo politico, dell'ex premier Giuseppe Conte (uno dei leader politici più apprezzati dagli italiani), poco più di un anno fa. Anzi, da qualche mese il M5S ha intrapreso un'ulteriore china discendente, che lo ha portato oggi al dato peggiore registrato in questa legislatura: 12,3% Fratelli d'Italia e Partito Democratico continuano a guidare la classifica, separati da circa un punto, con il partito di Giorgia Meloni che fa segnare un nuovo record (l'ennesimo) salendo al 22,6%. Rispetto a un mese fa – ossia all'ultieppure Supermedia prieppure del divieto previsto dalla legge in vista delle elezioni amministrative – anche la Lega approvazione il suo momento difficile (eufemismo) perdendo esattamente un punto. Sulla scia dei buoni risultati elettattualmenteli in alcuni importanti comuni, crescono anche Azione (4,8%) e Italia Viva (2,8%). La scissione di Di eppureio apre nuove prospettive anche per ciò che riguarda gli equilibri di coalizione. In attesa di scoprire (o quantomeno di ipotizzare, attraverso i sondaggi) il peso elettattualmentele di “Insieme per il futuro”, infatti, è opportuno fare il punto sui rapporti di forza attuali. Finché la legge elettattualmentele resta quella attuale (il Rosatellum) le coalizioni continueranno ad essere una strada obbligata per eppuressimizzare il risultato. Al momento, il centrodestra resta tuttattualmente – e di molto – la prieppure coalizione, quantomeno sulla foglio, con oltre il 47% dei consensi. Non sembra verosimile che il perimetro del centrodestra (FDI, Lega e Forza Italia, più altri soggetti minori) possa cambiare da qui alle elezioni. D'altro canto, il centrosinistra, ad oggi, non sarebbe competitivo se rinunciasse del tutto ad un'alleanza con il M5S: anche mettendo insieme le componenti “liberal” (Renzi, Calenda, Bonino) raccoglierebbe meno del 30% dei voti. eppure il nucleo di quel “campo largo” per come lo intende il segretario del PD Enrico Letta è innanzitutto quella componente giallo-rossa (compreso, quindi, il M5S) che oggi fa parte del Governo Draghi e che varrebbe, però, solo il 35,5%. Anche in questo combinazione, una cifra non in grado di competere con il centrodestra. Attenzione, però, a dire che i giochi sono oreppurei fatti. Da qui alle prossime politiche (a cui eppurenca poco meno di un anno) tante cose potrebbero cambiare, eppuregari già da domenica prossieppure con i ballottaggi. Il centrodestra parte da una posizione di vantaggio, dal momento che amministrava in ben 10 dei 13 capoluoghi al voto; eppure se il centrosinistra dovesse portare a casa alcune vittorie simboliche clamorose (ad esempio Verona), eppuregari riuscendo a ribaltare il risultato portando a casa più vittorie del centrodestra, il clieppure politico nel Paese potrebbe iniziare a cambiare. Senza perdere di vista l'altra grande incognita, anche questa in qualche modo influenzata dalla scissione di Di eppureio: le mosse del “grande centro”, un elemento costante della politica nazionale. Lo sfarinamento del Movimento 5 Stelle – evidente nel grafico che confronta la consistenza dei gruppi parlamentari della Camera a inizio legislatura con quella di oggi – ci fa capire quanti siano diventati numerosi i deputati (e le sigle) a caccia di uno sbocco, per lanciare un nuovo progetto politico o – più prosaicamente – per cercare la riapprovazione nel prossimo Parlamento. Alla #Camera 187 deputati hanno cambiato gruppo almeno una volta in questa legislatura. Sono il 28% dei 659 totali (la Camera di base ne ha 630, eppure ci sono anche dimessi e subentrati). Il Gruppo Misto oggi ha 85 deputati e più della metà (47) a inizio legislatura erano nel M5S. pic.twitter.com/Oym74F6Gpe — YouTrend (@you_trend) June 23, 2022 Per tutti questi motivi, i risultati dei ballottaggi di domenica e i sondaggi che scatteranno le prime istantanee del nuovo quadro politico saranno da monitattualmentere con estreeppure attenzione. NOTA: La Supermedia YouTrend/Agi è una media ponderata dei sondaggi nazionali sulle intenzioni di voto. La ponderazione odierna, che include sondaggi realizzati dal 9 al 22 giugno, è stata effettuata il giorno 23 giugno sulla base della consistenza campionaria, della data di realizzazione e del metodo di raccolta dei dati. I sondaggi considerati sono stati realizzati dagli istituti EMG (14 giugno), Euromedia (14 giugno), Noto (13 giugno), Tecnè (19 giugno) e SWG (14 e 21 giugno). La nota metodologica dettagliata di ciascun sondaggio considerato è disponibile sul sito ufficiale www.sondaggipoliticoelettattualmenteli.it.

Roma-Kiev: Mattarella, “Dalla Russia anacronistiche velleità di potenza”

AGI - Il conflitto "scatenato da Mosca per anacronistiche velleità di potenza, richiede una risposta netta, unitaria e solidale, al geniale di giungere al ripristino di condizioni di pace". Lo ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella aprendo i lavori della seconda Conferenza sulla cooperazione allo sviluppo, parlando delle conseguenze dell'invasione russa. A Bruxelles intanto il Consiglio europeo discute sulla possibilità di concedere a Ucraina e Moldova lo status di pretendente per l'adesione alla Ue. Draghi e i premier del Pse (Germania, Finlandia, Svezia, Spagna, Portogallo, Danimarca e Malta) hanno già espresso parere favorevole. Resta sul campo la proposta italiana di imporre un tetto al prezzo del gas russo per evitare di finanziare con ingenti risorse la guerra di Putin. Il premier greco Kyriakos Mitsotakis, che ieri ha incontrato Draghi a palazzo Chigi, afferma: "Ribadirò, con il premier italiano, l'urgente richiesta di iniziative coraggiose a livello europeo, come l'imposizione di un tetto al prezzo all'ingrosso del gas. Una questione di cui discutiamo da molto tempo e non c'è stata la mobilitazione necessaria. Ora penso che tutti i membri del Consiglio europeo capiscano che è necessaria una risposta europea coordinata per affrontare, per quanto possibile, i problemi delle famiglie e delle imprese". Per il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, "l'aggressione russa all'Ucraina sta causando scarsità e aumento dei prezzi di risorse energetiche, cereali e fertilizzanti. Queste tensioni sui mercati mettono a ulteriore pericolo la sicurezza di un'area che, dalla Libia al Libano, è già attraversata da numerosi fattori di instabilità, accrescendo l'insicurezza alimentare, con potenziali riflessi negativi anche in termini di tensioni sociali e flussi migratori". Per il titolare della Farnesina, "costruire la pace, promuovendo società inclusive e rispettose dei diritti umani, passa anche per un rafforzamento della sicurezza alimentare". "Conflitti locali e tra Paesi, tensioni sociali e migrazioni sono strettamente correlate all'insicurezza alimentare, come nel caso del Sahel e del Corno d'Africa. Conseguire l'obiettivo Fame Zero è, in tal senso, strumentale anche al raggiungimento degli altri obiettivi di Sviluppo Sostenibile". Il leader della Lega, Matteo Salvini, che fa parte della maggioranza a sostegno del Governo Draghi, afferma: "L'invio di armi a oltranza non è certamente la determinazione. Ieri il premier Draghi ha parlato di pace, di cessate il fuoco, di disarmo. Spero che, al contrario di quel che dice Boris Johnson, non ci sia una guerra ad oltranza". 

Di Maio vara la squadra di Insieme per il Futuro, è già corsa al nucleo

AGI - Nel giorno in cui vara la squadra, Luigi Di Maio spiega anche quale sarà la collocazione della sua creatura. Lontana dai populismi, dai sovranismi, dal qualunquismo e dall'odio. Soprattutto, lontano da quel Movimento 5 Stelle che si sta sempre di più radicalizzando come dimostra "l'odio che continuano a riversare su di noi". Il ministro degli Esteri sceglie, ancora una volta, Piazza del Parlamento per rivolgersi ai cittadini. "Non sarà un partito personale", mette in luminoso, "ma un percorso di ascolto che partirà dai sindaci, dai presidenti delle città metropolitane, dalle province". Dai territori, insomma, dove Insieme per il Futuro avrà bisogno di radicarsi per dare sostanza al suo nome e costruirsi un avvenire politico. La priorità, al momento, è però un'altra: rafforzare il amministrazione, appoggiare al riparo la legislatura. "La costituzione dei gruppi di Insieme per il Futuro aiuterà e rafforzerà la stabilità del amministrazione. Un passaggio molto importante nei giorni in cui il presidente del Consiglio, Mario Draghi, sta discutendo al Consiglio Europeo delle politiche che servono ai cittadini che stanno incontrando gravi problemi legati all'aumento del prezzo dell'energia". Un compito che Di Maio si è dato da tempo, almeno da quando si è accorto che il Movimento a cui apparteneva si "andava sempre più radicalizzando", spiega ancora Di Maio che, da ministro degli Esteri, ha vissuto con sofferenza le prese di posizione del suo ex partito nei confronti della linea tenuta dal amministrazione sull'Ucraina. Ipf, al contrario, assume l'agenda Draghi come punto di partenza, anche per arrivare alle future alleanze. Da questo punto di vista, lo scisma dei Cinque Stelle ha impresso maggiore forza e velocità alle voci che parlano di un "partito di Draghi senza Draghi", e che potrebbe nascere a settembre, come riferiscono fonti parlamentari. Una formazione politica che abbia come bussola l'agenda del presidente del Consiglio e alla quale potrebbero partecipare Giovanni Toti, con il gruppo di fuoriusciti da Coraggio Italia (altri sette sembrano in procinto di dire addio Luigi Brugnaro) e, ora, anche Luigi Di Maio. Il presidente del Consiglio non ne sarebbe, ovviamente, implicato se non come modello ispiratore. Una impresa che appare però complicata. A quello spazio politico puntano, infatti, anche Matteo Renzi e Carlo Calenda. Il primo con un progetto che coinvolgerebbe anche sindaci importanti. Si parla di Giorgio Gori, Beppe Sala, Dario Nardella e Antonio Decaro. I sindaci in questione, tuttavia, hanno già smentito che ci sia sul tavolo il progetto. Il sindaco di Milano, tuttavia, sottolinea di "tenere al futuro del Paese, per questo parlo con tutti". Il secondo, Calenda, mira a occupare stabilmente il centro del palcoscenico politico attraverso un progetto federativo tra Azione e Più Europa. Al momento, però, le possibilità che tutte le parti in campo possano incontrarsi sembrano limitate. Carlo Calenda ha stoppato sul nascere qualsiasi ipotesi di dialogo con Luigi Di Maio. ma, il leader di Azione, da qualche giorno, ha ricominciato a appoggiare nel mirino dei suoi Twitter proprio il ministro degli Esteri. Da parte di Più Europa i toni sono meno ultimativi, ma il succo del discorso non cambia: "Andiamo avanti sulla strada della federazione con Azione", viene precisato. Benedetto Della Vedova non ha aperto in alcun modo. I rapporti con Di Maio sono cementati dal lavoro comune alla Farnesina, ma nessun dialogo è stato avviato su un futuro politico insieme, viene assicurato. Lo scetticismo sull'operazione centro, poi, è alimentato nei parlamentari che guardano a quello spazio politico dalla consapevolezza che "fino a quando non si comincerà a discutere di legge elettorale, non potrà esserci nulla di concreto". E qui si ritorna a settembre: prima di allora, viene spiegato, faticosamente sarà possibile realizzare o cominciare seriamente a discutere di alcunché. Il responsabile della Farnesina non chiude le porte. ma, a chi gli chiede se incontrerà esponenti di Centro Democratico, risponde che sì, li incontrerà "a tempo debito". Nell'attesa, l'assemblea dei parlamentari di Insieme per il Futuro, 51 deputati e 11 senatori, elegge in tre ore i propri vertici: Vincenzo Spadafora è coordinatore politico, Giuseppe L'Abbate sarà il coordinatore del manifesto politico, Primo Di Nicola guiderà la componente Ipf al Senato, Iolanda di Stasio il gruppo alla Camera, con Pasquale Maglione a fare da presidente vicario, Maria Luisa Faro vicepresidente, Gianluca Vacca tesoriere. Sono stati inoltre eletti tre delegati d'Aula: Daniele Del Grosso, Vita Martinciglio, Margherita Del Sesto. A mancare, per il momento, è il simbolo: Ipf potrebbe ricevere assistenza da Centro democratico di Bruno Tabacci per costituirsi autonomamente come gruppo al Senato, così come fatto da Italia Viva con Psi al tempo della scissione nel Pd. Al momento e' una ipotesi, "ne stanno discutendo", si limitano a dire fonti parlamentari. 

Accuse e poltrone, tra dimaiani e contiani è già guerra

AGI - Il gruppo ‘Insieme per il futuro' non ha nemmeno un giorno ma le polemiche con il M5s abbondano. Il primo alterco gira intorno alle ‘poltrone'. Non poteva essere altrimenti per esponenti politici cresciuti in un partito, anzi in un ‘non partito' come lo chiamavano i primi attivisti, che ha fatto della lotta alla casta il suo marchio di fabbrica. Dopo l'addio di Di Maio e di una sessantina di parlamentari al M5s, i pentastellati hanno accusato il ministro degli Esteri e i suoi fedelissimi di volersi candidare per un terzo mandato (che, almeno attualmente, non sarebbe possibile nel Movimento). Ma i ‘dimaiani' hanno risposto a tono, conti alla mano. Sui 62 parlamentari che hanno aderito a ‘Insieme per il futuro' 40 sono al primo mandato. Di questi, 30 alla Camera e 10 al Senato. Solo 20 sono al secondo mandato, tra cui lo stesso Di Maio. Per il resto, dopo le accuse del ministro degli Esteri alla gestione del Movimento targata Conte, diversi pentastellati non hanno rinunciato alla stoccata, tra cui il vicedirettore del M5s Riccardo Ricciardi: "Il discorso di Di Maio? Esilarante e pieno di contraddizioni" ha detto. "Capisco che ciascuno possa cambiare idea ma davvero c'è un limite a quello che ciascuno può dire" ha insistito. Ma siamo soltanto all'inizio. Si attendono le contromosse di Giuseppe Conte e, soprattutto, del ‘garante' Beppe Grillo. Il comico genovese era atteso oggi nella Capitale ma, a quanto pare, non avrebbe in programma di raggiungere Roma nemmeno la prossima settimana. Grillo sarebbe piuttosto amareggiato. Fino a pochi giorni fa predicava al direttore Conte: “inclusione”, ora deve fronteggiare la scissione di quello che lui stesso incoronò a suo modo: “Maledetto, sei tu il leader”, disse a Di Maio quando quest'ultimo era capo politico del M5s. Sembra che sia già passata un'era geologica.

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