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domenica, Luglio 3, 2022

La creatività non è una questione di formato: dai murales ai quadranti

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Il poco più che trentenne argentino-spagnolo Felipe Pantone è riuscito con le sue installazioni, i suoi murales, i suoi lavori di design a cogliere perfettamente lo spirito di questi tempi in continua evoluzione, in cui fisico e digitale si intrecciano sempre più frequentemente nell’arte. Colori al neon, ma anche bianco e nero, forme geometriche, giochi di luce, dinamismo e staticità e riferimenti alla pixel grafica dei computer sono la firma della sua espressione artistica. Un percorso, il suo, che dalle pareti della città lo ha poi portato a personalizzare il palazzo della manifattura di Zenith e a realizzare un orologio in collaborazione con la nota marca svizzera.

Nato nel 1986 a Buenos Aires, Felipe Pantone è cresciuto in Spagna dove all’età di 12 anni ha cominciato a fare graffiti. Poi si è laureato in Belle Arti. Oggi è uno dei più famosi street artist del mondo.

Quando hai capito che l’arte sarebbe diventata la tua professione? È stato un passaggio naturale. Ma se devo citare un momento preciso ne ricordo uno in particolare. Avevo 13 anni e stavo dipingendo con le bombolette spray una parete in strada. Un signore che stava aprendo il suo bar mi vide e mi offrì di lavorare su un muro all’interno del locale. Realizzai qualcosa che richiamava l’Egitto e, con i soldi guadagnati, mi comprai una bicicletta. Da quel momento, ho sempre fatto lavori pagati come quello per sopravvivere…

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Come definiresti la tua arte? I miei lavori sono sia visuali sia esperienze materiali e riflettono quello che riesco a cogliere dai tempi che stiamo vivendo: la rivoluzione digitale, la comunicazione globale, i viaggi, la velocità e la trasformazione.

In che modo nascono le tue opere e i tuoi progetti? Può succedere che nascano da richieste specifiche o che mi vengano in mente e inizi a crearle. Lavoro alla visual art un po’ come fa uno scrittore che ogni giorno scrive al computer.

Quali sono le difficoltà nel rendere forme d’arte degli elementi digitali? In un certo senso l’arte astratta fa sempre riferimento al mondo reale. Quello che faccio è individuare elementi che penso possano essere inerenti anche al digitale, astrarli e poi usarli, in modo esplicito o distorto, nelle mie composizioni.

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