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mercoledì, Giugno 29, 2022

Colombia, un ribelle per voltare pagina: favorito Petro il rivoluzionario

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Di sinistra, ex miliziano di M-19, organizzazione terroristica che proponeva un mix di socialismo e nazionalismo rivoluzionario, Gustavo Petro, 62 anni, parrebbe il candidato sbagliato nel Paese sbagliato. Invece è ampiamente favorito nei sondaggi. Ci riprova, capolista di “Colombia Humana”, dopo esser stato bocciato nel 2010 e poi nel 2018; stavolta le proiezioni lo spingono al 36,6% delle preferenze, ben oltre i suoi due avversari. «Io sono un rivoluzionario» – ha ripetuto Petro in campagna elettorale – anche se ribadisce «di non essere comunista, di non voler espropriare nessuno».

Il Petro-pensiero, rimanda all’Europa, agli stilemi proposti dai candidati progressisti: transizione energetica, attenzione ai temi ambientali, una rete di solidarietà per i più svantaggiati, un patto di coabitazione e di rinascita istruttivo. Vi sono, certo, richiami alla storia recente della Colombia, al superamento di quella conflittualità e violenza che ha prodotto, per mezzo secolo, decine migliaia di morti. Lo spettro del narcotraffico non è un fantasma del passato, il Paese rimane innervato di traffici illeciti, pur ricchissimo di ricchezze naturali e risorse umane. Petro va oltre la retorica della lotta ai narcos e scardina il modello di sfruttamento delle risorse naturali: «Il carbone colombiano lo lasciamo lì, sottoterra; e questo è un messaggio della scienza».

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