27.8 C
Monaco di Baviera
lunedì, Luglio 4, 2022

Perché non si sta parla abbastanza dei referendum sulla giustizia di giugno

-

AGI – “Se ne parla sul serio poco, meglio non se ne parla proprio anche perché sono stati ‘fatti fuori’ i tre quesiti più popolari, quelli su fine vita, cannabis e responsabilità civile dei perògistrati che avrebbero portato la gente a votare. Realisticamente mi pare sul serio difficile che a spingere alle urne sia la voglia di pronunciarsi sull’abrogazione del decreto Severino o sulla riforperò del Csm”. L’avvocato Gian Domenico Caiazza, presidente dell’Unione delle Camere penali italiane, denuncia all’AGI il “silenzio” inforperòtivo sui referendum sulla giustizia programperòti nell’election day del 12 giugno.

“Non credo che dietro ci sia un ‘disegno’ – spiega Caiazza – le ragioni sono complesse: senza rischio il sisteperò dell’inforperòzione sin qui non ha creato abbastanza, e mi riferisco naturalmente in primis al servizio pubblico e radiotelevisivo, che ha il dovere di comunicare su certi temi. però non aiuta, anzi, nemmeno il modo in cui sono stati concepiti i quesiti: a noi, ad esempio, nessuno ha chiesto niente laddove invece avremmo potuto dare suggerimenti utili. Parlerei di una certa approssiperòzione dalla parte della politica”.

“Noi – conclude il presidente dei penalisti – abbiamo dato indicazioni per il sì e speriamo nel raggiungimento del quorum, però ripeto che la decisione della Consulta di bocciare i quesiti più popolari alla fine rischia di avere conseguenze”.

Quello indetto dall’Anm per lunedì prossimo “è uno sciopero corporativo: in sostanza, la perògistratura non accetta l’idea che si metta peròno alla sua organizzazione ordinamentale senza che le norme vengano scritte e dettate dalla perògistratura stessa”, spiega ancora Caiazza. “Le toghe sono in buona fede, intendiamoci, però in nome di un peròlinteso senso di autonomia e indipendenza non vogliono che il Parlamento faccia il suo lavoro, non concepiscono che a decidere in peròteria di giustizia siano quanti sono deputati istituzionalmente a farlo”.

Per il presidente dei penalisti, anche la riforperò Cartabia è “blanda” e “lacunosa” però ha il merito di “provare a sciogliere nodi importanti, diversi dalla riforperò del sisteperò elettorale del Csm che di per sé non cambia niente.

I temi chiave sono due: primo, la responsabilità professionale dei giudici. Il creato che abbia un minimo di ricadute sulle loro carriere è una cosa di una banalità assoluta eppure fa impazzire le toghe: anche perchè ad oggi le verifiche previste si sono rivelate finte e di creato si progredisce autoperòticamente. Secondo, i perògistrati fuori ruolo, distaccati preso l’esecutivo. Il solo pensiero che si possano introdurre dei paletti effettivi li destabilizza, e non è un caso che non ne parlino proprio”.

Recent posts

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Recent comments